Benvenuta Benedetta

Come-evitare-la-crisi-di-coppia-dopo-la-nascita-di-un-figlio_image_ini_620x465_downonly

Ti ho vista per la prima volta a testa in giù, presa dalle caviglie, con le braccia appese come nel martirio di San Pietro. Per tuo fratello era stato diverso, era sgusciato da sua madre come un missile verso l’alto, subito avvolto in un panno verde, il mio, il suo colore. Gli altri erano passati come una meteora che lascia una traccia indelebile sopra ogni abisso. Uno era stato annunciato da segni che evocano la morte e invece erano echi rimbombanti di vita … perdite irregolari, sempre più irregolari diventavano dubbio e poi certezza di qualcosa che lottava per l’esistenza. Dopo poco il verdetto, quell’inerme combattente per la vita era già stato, soffocato in un fiume di sangue, andato, perduto e pianto senza nemmeno uno sguardo, senza nemmeno un saluto. L’altro, si era fatto almeno scrutare dallo schermo dell’ecografo, il tempo di un bacio, di un abbraccio, di un malinconico sorriso e anche quel puntino agonizzante era sulla strada del cielo. Sì del cielo! Così mi aveva detto un giorno un prete, uno di quelli per cui vale la pena versare l’otto per mille, non è morto, è in cielo! Ecco allora i miei quattro figli: uno in terra, due in cielo e fino a ieri uno in pancia. Ricordo quando anche tu eri una piccola, meravigliosa pulsazione che si accendeva e spegneva come una lampada ad intermittenza spiata nell’utero materno. Eri già vita, straordinaria voglia di vita che vinceva e si imponeva nel buio di una stanza. Guardare ai piccoli, agli infinitesimi, ai fragili eppure così forti grumi di vita per imparare la vita, per entrare radiosi negli anfratti sterili della nostra esistenza. Questo ho imparato, questo ho capito … Sei nata sotto la protezione di Maria, sub tuum presidium recita la devozione antica, invocata, supplicata con in mano un rosario impugnato come una spada. Sono stato subito convocato in una stanza per essere informato, con un giro di parole, che insomma eri un caso di trisomia 21. Le tue braccia spalancate al mondo, come la piazza di San Pietro, uno dei sintomi. Questa cosa non andava, i bambini nascono ipertonici con le braccia rattrappite e strette al petto. Il primo pensiero è stato che il cristianesimo è davvero scandalo e stoltezza … se provi ad entrare nella vita con le mani in alto, innocuo, inoffensivo, senza alcuna opposizione, senza alcuna resistenza, una richiesta d’amore che sfida la paura e l’indifferenza, non sei normale … Sicuro di non essere capito ho ringraziato i medici che mi hanno chiesto insistentemente  se avevo capito. Un cenno del capo la mia risposta … A questo punto avevi bisogno di un nome. A dirla tutta era stato pensato da tempo, ma soltanto ora veramente scelto. Doveva essere Benedetta per gratitudine, infinita gratitudine al Santo Padre, il mio Papa, il mio papà. Poi Benedetto da Norcia padre del monachesimo occidentale, Patrono d’Europa, insomma uno cui affidarsi senza timore di non essere ascoltato. Da un pò di tempo, non a caso, cerco casa sulle montagne sopra Subiaco … All’improvviso mi era chiaro che il tuo nome aveva a che fare con il mio cammino di fede, tutto ciò che avevo ascoltato, tutto ciò che avevo letto, meditato, condiviso con i miei fratelli si dava appuntamento con te, ora! Mi riaffioravano alla mente le parole di un vecchio monaco certosino viste ne “Il grande silenzio”: “poichè Dio è un essere infinitamente buono cerca sempre il nostro bene e in tutto ciò che ci capita non vi è ragione di temere. Spesso ringrazio Dio per avermi reso cieco. Sono certo che è stato per il bene della mia anima se ha permesso ciò”. Mi ero inchinato un tempo dinanzi a tanta forza, oggi ero chiamato ad inchinarmi e onorare la tua debolezza. “Al forte è affidato l’indifeso” ripetevo, tra me e me. Poi mi veniva in soccorso, ancora una volta, una frase annotata sul mio taccuino: “Rabbi Abraham Yeshaya Karelita si alzava sempre solennemente in piedi in presenza di una persona affetta dalla sindrome di Down: se l’Eterno aveva privato costui della capacità di studiare a fondo la Torah – diceva – il motivo è che egli è già abbastanza perfetto ai suoi occhi”. All’alba del 21 di maggio tra le lacrime vergavo sul mio moleskine queste parole: “Benvenuta Benedetta … Ti venererò come il mio Signore sulla Croce .. Tuò papà”; che io non debba mai cedere da questo proponimento, ingiunsi ad ogni particella del mio corpo … Messo il vestito buono sono tornato in ospedale da te e da mamma. Nel tragitto tra ostetricia e neonatologia io e tua madre abbiamo incontrato il medico che aveva fatto la prima diagnosi. Ci ha detto con un grande sorriso che i sintomi erano regrediti e tu eri stata rivalutata, insomma la stessa diagnosi ribaltata. Te laudamus Domine.

1 commento su “Benvenuta Benedetta”

  1. ….impossibile fare commenti…..solo tanta, tanta, tanta emozione!!!Benvenuta, Benedetta!e un saluto forte forte al tu fratellino ed ai tuoi fantastici genitori! al Papà, un abbraccio fraterno:noi pochi, noi felici pochi, noi che la mattina…..mentre tutti gli altri dormono, specie d’inverno…..!!!!!!!!

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...