Le barchette variopinte

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Mi dici che cosa sono quelle barchette variopinte che ondeggiano sospese tra i vicoli di Massafra? … Vengono appese dalla notte dei tempi nella festa dell’Assunta e ricordano la vittoria dei cristiani sui maomettani nella battaglia di Lepanto … La cosa mi fa pensare che bisogna superare l’asfissiante retorica della fratellanza e recuperare un certo gusto naïf della distanza …

Il cielo in una gabbia

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Ho letto del finanziamento di altri 110 milioni per il completamento della “nuvola” di Fuksas. Sì Fuksas, proprio lui, l’archistar che ha partorito il cubo-incubo che sovrasta Foligno, ci propina questa volta un enorme parallelepipedo tutto d’acciaio che contiene, al suo interno, una teca sospesa definita, appunto, “la  nuvola” … Pensate pure quello che volete, ma nessuno mi toglie dalla testa che questa gabbia che trattiene un pezzo di cielo non sia nient’altro che la solita minestra dell’uomo che dice all’uomo: vieni, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco … costruiamoci una torre per lanciare la nostra sfida alle stelle … Ancora una volta, riaffiora la tentazione babelica di possedere ciò che ci sovrasta, di rinchiuderlo dentro a uno scrigno per tenerlo alla nostra portata, di spegnere il cielo per occuparci soltanto di ciò che striscia rasoterra …

Il nido comunale, Scruton e gli ateisti contemporanei

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Qualche giorno fa ho passato la mattina al nido di Be’ per gli auguri di Natale. Le educatrici si sono date un gran da fare per illustrare a tutti i genitori le attività che coinvolgono quotidianamente i bambini. Tutto impeccabile, non c’è che dire, ma ho avvertito un’assenza, sorda come il buco di un cratere, quella del festeggiato! I nuovi secolaristi, degni nipotini di Erode, sono intervenuti col bisturi per cancellare ogni segno che possa, anche lontanamente, far pensare alla nascita del Bambinello. Ho trovato la cosa piuttosto imbarazzante, quasi come trovarsi ad uno sposalizio senza sposi, ad una premiazione senza premiati, ad un concorso senza concorrenti … Ero abituato all’idea di un Natale svuotato di significato, degradato a feticcio consumistico, ma mai negato, estirpato, espunto, come se non fosse mai esistito. Cosa c’è dietro questa pervicace volontà di privare i più piccoli dello stupore infantile di un Dio che nasce e chiede il permesso di crescere dentro ciascuno di loro? La risposta l’ho trovata in un’intervista a Scruton apparsa sul Foglio. Dice il nostro che l’età contemporanea è caratterizzata da un nuovo e diffuso ripudio del sacro, dalla cacciata delle ombre del divino dalla vita della città, dalla vita del corpo, dalla vita  delle emozioni e della mente. La guerra santa intrapresa dai seguaci di Rousseau contro la superstizione li ha portati a riempire il buco a forma di Dio con sacrifici umani. Ne è l’esempio, la pratica dell’aborto di massa, scelta per far sì che il volto della vittima non sia più visto da colui che decide … Qui sta il punto, eliminare il Bambinello, posto dagli ortodossi in una mangiatoia a forma di sepolcro, per cancellare il sacrificio di Dio per l’uomo e perpetuare i sacrifici umani sull’altare degli idoli contemporanei …

I lumi votivi e le luminarie arcobaleno di Marino

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Non so se vi è mai capitato, passeggiando tra i rioni di Roma, di incrociare lo sguardo con immagini votive custodite in tabernacoli appesi agli angoli o sulle facciate dei palazzi del centro. Sono quasi tutte madonne … per i romani “madonnelle” espressione – per l’uomo religioso – della sacralizzazione dello spazio profano. Una volta mi è capitato di trovare qualcosa di simile in visita al monastero ortodosso di Bivongi, ad ogni tornante una piccola edicola al margine della strada segnava il territorio … La cosa mi è sembrata di una qualche importanza e ho così incominciato a collocare oggetti sacri nella mia casa per sottrarli alle polverose botteghe dei rigattieri e restituire loro un luogo proprio. Bisognerebbe fare lo stesso con le edicole sacre del centro, abbandonate dalla devozione del popolo e consegnate all’indifferenza dei nuovi ricchi, vanitosi lettori di Repubblica. Non era così nel passato, quando questi vicoli erano abitati da famiglie con grappoli di figli che vivevano, amavano e crepavano sotto gli occhi della Vergine … Da qualche parte ho letto che le sacre immagini erano illuminate da lampade perpetue offerte dai fedeli in cambio della grazia. I lumi accesi erano quindi segno di una devozione stabile che orientava il viandante nelle strade della vita e in quelle della città. Roma, infatti, fino alla metà dell’800, non conosceva numeri civici e illuminazione urbana e la notte era notte e il giorno era giorno. In una realtà in cui le cose avevano il loro nome la “madonnella” era posta a presidio contro l’oscurità della notte e contro l’oscurità del peccato. Si narra che quando venne  introdotto il sistema di illuminazione a gas delle vie pubbliche la  popolazione scese in strada in difesa dei lumini votivi e contro i cosiddetti lumi “profani”. Quando ho visto le luminarie arcobaleno del sindaco Marino su via del Corso mi è sembrato di sentire l’eco di quella rivolta. Chi ha orecchi per intendere intenda …

C’è chi dice no!

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I Croati hanno approvato un referendum costituzionale per l’affermazione dell’unicità del matrimonio tra un uomo e una donna. Nel dare la notizia il Corriere della Sera ha pubblicato una piantina che indicava, da un lato, i paesi contrari ai matrimoni gay (quelli dell’Est) e dall’altro, i paesi favorevoli (quelli dell’Ovest) … La cosa mi ha fatto pensare all’ultima pagina del Cavaliere di Jean Cau, a quel giovane ufficiale venuto dalla steppa fermo a contemplare col suo sguardo azzurro il quadro di Durer. Non aveva neanche vent’anni – dice il nostro – e mandava odore di cuoio e di foresta …

Foss’anche un bastardo …

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Qualche giorno fa sono stato ad un funerale a Frosinone. Poi ho accompagnato il feretro in un piccolo cimitero di paese, sotto l’ombra di un cipresso accigliato. Durante il tragitto i passanti si fermavano e si segnavano con la croce. Di rientro a casa ho visto le immagini dell’assalto al feretro di Priebke: calci, pugni, sputi contro una salma inerme. Qui sta la linea di confine tra due mondi: gli abitanti della Selva che presidiano territori dell’anima dove il diritto alle esequie e alla degna sepoltura sono riconosciuti anche al nemico, foss’anche un bastardo; e i cittadini della Repubblica, liberi e progrediti, che chiamano i primi selvaggi, ma che hanno cancellato, con un tratto di penna, una parola dal sapore antico: misericordia …

Un inutile scambio di germi

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Bisogna tornare a chiamare le cose con il loro nome. I latini, ad esempio, definivano il bacio in tre modi diversi: “osculum” era il bacio del rispetto, della cura, dell’affetto verso i propri figli; “basium”  quello dell’attrazione amorosa, del trasporto verso la propria moglie; “savium” quello praticato con le prostitute … Se due più due fa quattro, quello che si sono dati ieri in Aula i deputati grillini, in segno di protesta, non era certo un bacio ma un inutile scambio di germi …

Pasolini legge Pound

Quello che veramente ami rimane, il resto è scorie
Quello che veramente ami non ti sarà strappato
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
Il mondo a chi appartiene, a me, a loro
o a nessuno?
Prima venne il visibile, quindi il palpabile
Elisio, sebbene fosse nelle dimore d’inferno,
Quello che veramente ami e’ la tua vera eredita’
La formica e’ un centauro nel suo mondo di draghi.
Strappa da te la vanità, non fu l’uomo
A creare il coraggio, o l’ordine, o la grazia,
Strappa da te la vanità, ti dico strappala
Impara dal mondo verde quale sia il tuo luogo
Nella misura dell’invenzione, o nella vera abilità dell’artefice,
Strappa da te la vanità,
Paquin strappala!
Il casco verde ha vinto la tua eleganza.
“Dominati, e gli altri ti sopporteranno”
Strappa da te la vanità
Sei un cane bastonato sotto la grandine,
Una pica rigonfia in uno spasimo di sole,
Metà nero metà bianco
Né distingui un’ala da una coda
Strappa da te la vanità
Come son meschini i tuoi rancori
Nutriti di falsità.
Strappa da te la vanità,
Avido di distruggere, avaro di carità,
Strappa da te la vanità,
Ti dico strappala.
Ma avere fatto in luogo di non avere fatto
questa non è vanità. Avere, con discrezione, bussato
Perché un Blunt aprisse
Aver raccolto dal vento una tradizione viva
o da un bell’occhio antico la fiamma inviolata
Questa non è vanità.
Qui l’errore è in ciò che non si è fatto, nella diffidenza che fece esitare.

Ezra Pound

P.S.: Pound pazzo Pound, internato interdetto rieducato maledetto dai Soloni di ieri, antesignani degli Scalfarotti di oggi …