La “Pulzella” e la Croce

Caro Lorenzo, mi dici – con qualche disappunto – che quella che per me è la “Pulzella”, nel fare memoria dei ragazzi caduti per mano del piombo dei giacobini, di ieri e di sempre, si è fatta il segno della croce. Io approvo incondizionatamente questo gesto, e a te che conosci la spiritualità delle vette voglio parlare della grandezza del segno dei cristiani che sovrasta le più alte cime. E’ il segno della totalità e della redenzione, dice Guardini, del farsi di Cristo fin nelle ultime fibre … Possano mani, come di picconi, nell’atto di segnare capo, petto e spalle, squarciare le nostre cortecce per consentire che la pienezza di Dio tracimi sovrabbondante nelle nostre vite … Devi sapere che quando noi diciamo: in nome, (usando non già il plurale, ma il singolare) esprimiamo, come dice Giuliotti, “la nostra ferma presenza del dogma dell’Unità di Dio. Quando pronunziamo le parole: del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, esprimiamo, con la stessa forza la nostra ferma credenza nel dogma della santissima Trinità. Quando, dopo aver detto, toccandoci la fronte: In nome del Padre, abbassando la mano dalla fronte al petto, diciamo: del Figlio, e formiamo il braccio verticale della Croce, con ciò intendiamo che la Seconda Persona s’è fatta uomo, che il Verbo s’è incarnato nel seno di Maria, e che la Sapienza generata prima delle colline è venuta a dissipare col suo fulgore, le nostre tenebre. E quando, infine, portando la mano dalla spalla sinistra alla destra (braccio orizzontale della Croce) diciamo: dello Spirito Santo. Amen, e terminiamo di tracciare, sul nostro corpo, l’intera figura della Croce, noi vediamo, con l’occhio dell’anima, la Passione e la morte di Cristo, e, insieme, la nostra resurrezione con Cristo, per quella Passione e quella Morte”.

Cara CEI ecco i preti che vorrei …

Messa-in-trincea-foto-Carlo-BalelliCollezione-Famiglia-Balelli-e1462439392522

Sono appassito a vedere l’ultimo spot della CEI sul sostentamento dei preti. La Chiesa sembra aver rinunciato al suo compito di trasmettere la fede per ridursi ad una associazione di volontariato dove signori vestiti di nero, tumefatti dalla vita, camminano sulle strade del mondo per portare coperte, arance e un pasto caldo, ma non Gesù Cristo, vero cibo, ai più deboli e dimenticati … Domenico Giuliotti, il primo salvatico, nel 1914 scriveva di altri preti, preti francesi che le circostanze del tempo avevano portato sulla linea del fronte. Abbiamo bisogno di preti così, pronti a dare la vita per “il piccolo gregge”. Di volenterosi, pieni di buoni sentimenti, ne è pieno il mondo:

“Leggo una corrispondenza che Diego Angeli ha inviato, da Parigi, al “Giornale d’Italia”. Vi si narra dei preti francesi alla guerra, dei preti sacerdoti, dei preti eroi. Tutto l’articolo è una lunga enumerazione d’episodi sublimi. La cosa pei nemici personali del Crocefisso è agra. Ne godo. Questi insopportabili preti, che furon cacciati dalla porta, rientrano dalla finestra e si vendicano. Questi impostori, questi corruttori, questi vigliacchi (soprattutto, così furon chiamati, questi vigliacchi) cattolicamente si vendicano, insegnando (invano!), in prima linea, su tutti i campi di battaglia francesi, ai gloriosi abolitori di Dio, rifugiati patriotticamente a Bordeaux, come si combatta e si muoia. La persecuzione, la calunnia, il vilipendio, il ladrocinio, la violenza, le sopraffazioni d’ogni genere dei gloriosi abolitori di Dio rifugiati, nell’ora del ferro e del fuoco, patriotticamente a Bordeaux, non hanno valso a schiacciarli. Sugheri che, se li calchi, si rialzano, erba che, se la falci, rispunta, schegge della Croce che in ogni naufragio galleggiano, questi insopprimibili preti – istituzione misteriosa – sanno che non passeranno se non passi il mondo. Il mondo s’è ingegnato di scoterseli da dosso, e son rimasti ritti. Il mondo ha scatenato l’uragano della Riforma, e son rimasti ritti. Il mondo ha scatenato il cataclisma della Rivoluzione Francese, con l’avanguardia dell’Enciclopedia e la retroguardia del terrore, e son rimasti ritti. Il mondo ha fatto stamburare, per tutto il secolo decimonono, d’innanzi a tutti i portali delle chiese, una bagascia carica di lambicchi, di fornelli, di microscopi e di storte che chiamava sè, a gonfie gote, La Scienza e si vantava d’aver, su quei fornelli e con quei lambicchi, volatizzato il Creatore, e i preti – razza incuriosa perchè fissa in Cristo – hanno seguitato, ne’ templi semivuoti, senza voltarsi indietro, a celebrare la Messa. La cosa, per Monsieur Tout le Monde, superatore del Vangelo incominciava a diventare inquietante. Quand’ecco, all’improvviso, di contro all’empietà, qui rabbiosa, là oscenamente sonnolenta, d’una platea di bruti, s’è aperto, grondando sangue, il sipario, sull’odierna tragedia europea. Allora – episodio, dal lato morale, culminante – d’innanzi ad altari posticci, su tutti  i campi di battaglia della Francia invasa, si son visti i preti, ancora i preti, sempre i preti, tra lo scoppiar delle granate, elevar l’ostia consacrata sui reggimenti in ginocchio, e, subito dopo, deposti i paramenti sacri e afferrato il fucile, soldati, coi loro fratelli soldati, slanciarsi contro il nemico e morire. Tutto ciò per il molto rispettabile chimico-farmacista monsieur Homais – personaggio, ancora per poco, universale – è ben triste; ma tutto ciò vuol dire (bisogna confessarlo a denti stretti) che il legno della Croce è incommensurabile.

Uscire allo scoperto

ortodossi

Uscire allo scoperto o in campo aperto per dare testimonianza al mondo che ciò che la barbarie nichilista calpesta, risorge – come la Fenice – nel viandante che inciampa tra le braccia del suo Creatore; storie, volti, persone di cui la nuova tirannia non parla perchè irriducibili cavalli di Troia nel territorio comodo dell’egotismo straripante. In principio fu Domenico Giuliotti, il primo salvatico, araldo di Santa Romana Chiesa, nemico giurato dei palloni aerostatici che offuscano la luna. Non lo troverete nelle librerie imbellettate del niente moderno. Montagne di cellulosa intorno al gorgoglio degli ombelichi e alle meccaniche frenetiche dei genitali. Lo chiamano Progresso, la chiamano Liberazione, ma è solo imbestiamento.  Giacomo Biffi – grande, grandioso Principe della Chiesa – di lui dice che è stato uomo dalla fede ispida e spigolosa. Morto nel 1956, in tempo per non vedere l’avvento di una cristianità priva di spina dorsale che ha barattato il peccato con l’errore e la salvezza delle anime con le mense della Caritas e le riffe parrocchiali. Ciò che non ha visto aveva tuttavia previsto nei lampi premonitori e scomodi di una scrittura da trincea. In “Umilissime scuse” mena fendenti contro i cattolici “moderni e aperti” scandalizzati dalla prosa villereccia dell’Omo Salvatico. I cattolici “aperti” – dice – sono coloro che a forza d’apertura non si accorgono di aprire la porta ai loro nemici. I cattolici “moderni” sono quelli pronti a far mercato della verità, nè caldi nè freddi, buoni solo per essere vomitati.   Per questi Cristo, dice il nostro in “Tizzi e fiamme”, non è più Via, Verità e Vita, piuttosto viottolo; verità sì, ma arretrata; vita sì, ma puerile, fatta per la puerizia. La Via Maestra, la Verità “attuale”, la Vita viva, virile, dinamica, piena, al tempo d’oggi, è soltanto in quel fagotto di carne chiamato uomo libero. Se questo è un uomo allora bisogna avere il coraggio di dirsi medievali … Medioevo, medioevo, tempo di cattedrali che guardano al cielo, tempo di relazioni che si inarcano, in perfetto equilibrio, a imitazione delle volte gotiche, tempo di santi, cavalieri e contadini infinitamente più alti dei nani contemporanei: “uomini animali tutti bocca e ventre, che si trascinano col muso a terra, dall’utero al sepolcro, masticando e stercando”.