“A Cuor Contento”

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Sono un certosino, certosino metropolitano. Vivo nella periferia romana aggrappato alla Chiesa che nutre e avvolge. Moglie e un grappolo di figli tra terra e cielo, uno in pancia … presto sarà un volto, un nome, una promessa di vita eterna. Esco dalla mia cella per l’orazione notturna. Questa è la notte del canto intonato da Giovanni Lindo. Rispondo alla sua chiamata, rispondo al suo appello: “fatevi avanti, monache e monaci, famiglie in carne e sangue d’amore, santi, poeti, eroi, navigatori astrali” … Sono qui per cercare i fratelli, altri solitari del chiostro, quelli che si ritrovano in cerchio davanti a un amico che vola in cielo, quelli che sgranano rosari davanti alle sale parto, quelli che hanno l’ardire di fare presepi nei luoghi straziati dal dolore e dal pianto … “la nuova età di mezzo è già in atto, tocca a voi l’onere e l’onore di traghettarla al poi” … Arrivo al locale primi ‘900 all’Ostiense, apro la porta dell’armadio e mi ritrovo catapultato nel paese di Narnia, dove è sempre inverno e mai Natale, un bunker buio pesto che nega la vista al cielo e alle luminose stelle, simile al cubo-incubo, senza Cristo senza Croce, di Fuksas. Sono tutti lì, sotto il palco, i simpatici abitanti di Narnia, c’è il fauno Tumnus, dalla cintola in sù uomo, fianchi e gambe di capra, lo chiamano punkbestia ed è molto esagitato, ci sono sciami di Nanetti Rossi, pelosi abitanti del sottosuolo, c’è la  signora Castora, borsa di Fendi e pugno chiuso, vanità delle vanità, tutto è vanità! Speravo altro, ma ci s’accontenta … Sul palco, una grande tavola di pietra, compare Giovanni Lindo e canta

“Se l’obbedienza è dignità, fortezza / la libertà è una forma di disciplina / assomiglia all’ingenuità la saggezza

Tumnus danza, da una parte all’altra del palco, danza, sfatto, disfatto, strafatto, danza. Si dice libero, liberato dal giogo di Cristo … Libero di schiantarsi al suolo senza paracadute … e non mi sembra una conquista!

Indifferenti al mistero che ci nutre e ci avvolge / schiavi delle voglie, sensibili e patetici … fecondi d’aborto e / democratiche soluzioni eutanasiche

Giovanni Lindo si muove sul palco come un maestro di Aikido, usa l’energia dell’avversario per andare avanti ed entrare nel suo spazio

Sogno Tecnologico Bolscevico / Atea Mistica Meccanica / Macchina Automatica – no anima / Ecco la Terra in Permanente Rivoluzione / Ridotta imbelle sterile igienica / Una Unità di Produzione

Cantano tutti in coro, braccio teso e pugno chiuso, io rimango in silenzio … non conosco le parole! Dopo una serie di evoluzioni circolari il maestro arriva al centro dell’avversario, prima lo destabilizza, poi lo stende …

Il Dio d’Abramo Iddio / L’unico Dio ch’io adoro / Misericordioso Dio / Giusto clemente Dio / Onnipotente Iddio / L’unico Dio che io adoro …  Signore Dio bambino / Carne di ragazzina vergine e madre / A Lui io rendo culto / Lui mi rapisce il cuore il mio Signore mio Dio

Aveva promesso di non parlare e invece queste le sue parole annotate sul mio taccuino

Sconnessioni temporali, polaroid da un’altra vita, un’altro secolo, altro millennio  … io urlavo sempre, un nervo scoperto, un’inquietudine fatta corpo, stati di agitazione in forma di canzone, non professione d’arte ma impulso vitale …  lo soffocammo tra i calcinacci del muro di Berlino e dissi mai più …

Si definisce residuo salmodiante, che sussurra, modula, scandisce manciata di scongiuri, preghiere, grazie ricevute, maledizioni, invocazioni … cerimoniere di un rito a cuor contento che canta il sangue, la fede e la gioia.

In “cronaca del ritorno” parla di sè ma anche della mia storia. La canto a squarciagola sul motorino sotto il casco nelle belle giornate di sole.

Canto ballo rido, allegro mi dispero / montano italico cattolico-romano a cuor contento / nel tempo dello smarrimento / scampato a gelate precoci e / a infestazioni a parassiti / alla rancorosa sequela delle rivendicazioni    

Si spengono le luci sul palco e mi dirigo verso l’uscita quando incontro finalmente un figlio di Adamo. Ha frequentato la stessa grotta, l’utero che ci ha generati, prima io, poi lui

Non c’è lama che possa recidere la languida catena

GENERAZIONE SU GENERAZIONE

Per mille anni …