Le mani avanti

 

Non riesco a togliermi quell’immagine, a cancellare quella sequenza: mio padre appena fatto cadavedere e mia madre, piccola bambina, accompagnata, passo dopo passo, dalla camera ardente fino alla cappellina. Dopo aver preso l’eucarestia il suo slancio di gratitudine voleva farsi abbraccio, ma il prete ha messo subito le mani avanti, un muro di lattice (bardato di mascherina) le ha serrato il passo. Il suo unico sorriso, appena sbocciato, è subito appassito … Mamma non fare cosi, devi capire, è colpa del coronavirus, non c’è nulla che si possa fare! Eppure non era stato lo stesso per Santo Francesco (lui li abbracciava i lebbrosi), non così per San Carlo Borromeo (lui li comunicava gli appestati), San Luigi Gonzaga poi se l’è preso il tifo per dare cura agli ammalati. Una chiesa che, al tempo del distanziamento, si genuflette, in tutto e per tutto, allo Stato Leviatano, che rinuncia a stare, come Maria, sotto la croce; una chiesa che non frena, come a Tienanmen, i carri militari che portano a spasso la morte, la sequenza infinita di cristi straziati e abbandonati senza un  abbraccio, senza un saluto, è la chiesa del tramonto.

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